venerdì 17 maggio 2013

LA SCUOLA E IL LAVORO

La scuola dovrebbe rappresentare il trampolino di lancio per il lavoro; lo strumento mediante il quale mettere in pratica le proprie conoscenze. Proprio oggi riflettevo su come uno Stato riesca a tagliare finanziamenti ad un apparato fondamentale per la crescita, non solo culturale (e quindi astratta), ma pratica (il lavoro). Ci sono tre fondamentali finalità per cui studiare e sono, a mio avviso le seguenti: cultura personale, società, lavoro. Arricchire il proprio bagaglio culturale è importante, così come è importante stare in mezzo ad una società che quotidianamente scambia idee e pensieri. Ebbene l’istruzione serve, proprio a materializzare i propri pensieri distribuendoli alla grande massa, così da scambiare reciproche informazioni con le persone al fine di nutrire il proprio sapere. Quindi, le prime due finalità sono strettamente correlate, per cui indispensabili. Sono nel contempo flessibili e, quindi, modificabili a proprio piacimento a differenza del lavoro. Si, perché la scuola serve anche a fornire l’alunno di tutte quelle informazioni che servono per sviluppare al meglio la futura attività. Invece si assiste ad una scuola che fornisce nozioni teoriche e poco pratiche. Indirizzi scolastici rigidi che oramai risultano desueti, e quindi obsoleti o ancora meglio inutili. A cosa serve studiare un indirizzo che concretamente non viene richiesto nell’ambito lavorativo? A cosa serve avere migliaia di avvocati che rimangono inoccupati? E allora? Esiste una risposta. L’idea potrebbe essere quella che preveda l’accesso alla scuola media secondaria ponendo l’alunno davanti ad una scelta che venga indirizzata dal fabbisogno, mediante proiezioni a 5 anni, di quel momento in Italia ed in Europa. Per fare un esempio. In un dato momento si prevede la necessità di ragionieri pari a X, così come di geometri pari a Y e via via dicendo. Questo permetterebbe di tracciare un obiettivo lavoro che possa avere un minimo di possibilità future. Risulta chiaro che si tratta di un’operazione complicata e non infallibile, ma potrebbe dare un’idea di praticità all’alunno. Basterebbe indirizzare degli esperti verso questa tipologia di studi. La struttura scolastica attuale è davvero pessima. Poca pratica, farcita da tanta teoria, non serve a formare un bravo dipendente oppure un bravo operaio. Occorre riformare seriamente la scuola adeguandola agli standard europei di eccellenza. Le Università italiane non rientrano neppure nei primi trenta posti delle graduatorie di qualità internazionali e questo non può essere ritenuto accettabile da un Paese che si fa scudo del famoso “made in Italy”. Eccellenza nella fantasia e nella creatività innata da parte degli italiani, ma poca fantasia e praticità da parte di chi gli italiani governa. 
BlogItalia - La directory italiana dei blog antivirus gratis "Spintrade Network"