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venerdì 13 aprile 2018
Lavoro e tecnologie
Il mondo del lavoro è in continua fibrillazione ed evoluzione. Non vi è dubbio che la tecnologia moderna abbia contribuito ad accorciare tempi e distanze. Infatti in una sola ora accade qualcosa di davvero stupefacente: vengono visualizzati 248 milioni di video attraverso YouTube, caricate 2,8 milioni di foto su Instagram, digitati 23,7 milioni di tweet e spesi 15 milioni e passa di dollari in ordini Amazon. Il tempo scorre molto più velocemente in rete rispetto ad una vita dai sistemi tradizionali. Ecco perché sarebbe importante snellire la burocrazia in modo da agevolare le classiche attività produttive e lavorative. I Centri per l’Impiego non funzionano e sono fin troppo farraginosi. Le loro tempistiche abnormi e l’efficacia delle politiche del lavoro pari a zero. E’ del tutto inutile raggirare gli indici Istat mediante l’applicazione di contratti a termine di ridottissima durata. E’ anche vero che gli attuali strumenti di comunicazione non rappresentano un ostacolo al lavoro, anzi ne agevolano lo svolgimento rendendolo più snello, più veloce e più preciso. Semmai, in taluni casi, le aziende richiedono un minor impiego di personale andando ad incidere sugli indici di occupazione in modo negativo. Ed è questo, in prospettiva il vero cruccio da superare nei prossimi anni. Il sempre meno impiego di ‘materiale umano’ accrescerà il desiderio di occupazione in buona parte del mondo. Ed anche le oasi ‘felici’, modello di occupazione, risentiranno del grado di tecnologia presente nel paese. Quindi il tema dell’evoluzione e della meccanizzazione dei processi produttivi quanto potrà spingersi oltre, considerando il fatto che internet è oramai un territorio fertile in cui si incrociano capacità personali, innovazione e rapidità comunicativa? E’ opportuno porsi tale interrogativo per non ridurre sul lastrico i lavoratori, che sempre meno nel tempo potranno garantire la propria manodopera e/o il proprio intelletto. Almeno che non si compia un notevole percorso ai fini della preparazione personale, tenendo fortemente in conto che nel lavoro telematico la concorrenza è molto più accresciuta rispetto ai canali tradizionali. Bisogna quindi aggiornarsi e farlo nel più breve tempo possibile. Gli ultimi governi stanno cercando di ridurre il gap derivante dalla mancata digitalizzazione in molti settori, ma questo consentirà nel breve volgere di qualche anno di non assumere più personale, o quantomeno di ridurne drasticamente le esigenze negli enti pubblici e privati. Questo è un campanello d’allarme che deve suonare alle orecchie dei governanti di tutto il globo, ma soprattutto alle orecchie di coloro i quali affrontano determinati studi che potrebbero essere superati da qui a qualche anno. Sarebbe bene guardare in prospettiva, cercando di anticipare le mosse, prima che sia troppo tardi.
mercoledì 15 febbraio 2017
UNO SGUARDO... ALTROVE
Se siete stanchi di cercare
inutilmente lavoro in Italia guardare all’estero è certamente un ottimo modo,
non solo per guadagnare danaro, ma anche di avere una serie infinita di
vantaggi: nuovi orizzonti, nuove competenze, una maggiore indipendenza, nuove
amicizie e relazioni di affari; una nuova lingua che va ad arricchire il vostro
bagaglio culturale. Vi divertirete così tanto da accettare e superare nuove
sfide. Un’avventura che potrebbe portare grandi soddisfazioni.
La prima cosa da fare è compilare
una sorta di ipotetico questionario, scegliendo il luogo dove prestare la
propria opera lavorativa.
I paesi che offrono maggiori
opportunità sono: l’Inghilterra, L’Azerbaijan ed il Giappone per esempio.
Oppure potreste scegliere un
luogo che ricordi le vostre origini o che abbia una cultura simile alla vostra.
Ci sono posti dalla natura selvaggia e mistica, oppure luoghi esotici. Insomma
ce n’è per tutti i gusti.
Se, invece l’idea è quella di
trasferirsi in un luogo completamente diverso potreste scegliere l’Australia
oppure il Canada. In Europa il “classico” è rappresentato dalla Germania oppure
dalla Francia.
La maggior parte dei paesi non
richiederanno alcun visto per lavorare a breve termine, ma se aveste intenzione
di lavorare per un periodo superiore a due mesi sarà necessario averlo. In ogni
caso non è affatto una cattiva idea quella di dare un’occhiata sul posto per
crearvi un’opinione che vi consenta di scegliere.
Fatto questo concentratevi su
qualcosa a cui veramente siete interessati che si rivelerà pratico ed utile
nella vostra vita. Lavorare all’estero non significa necessariamente
allontanarsi per sempre, bensì per un periodo sperimentale.
Un modo per lavorare infallibile potrebbe
essere quello di insegnare la lingua inglese. Molti posti di lavoro, infatti,
richiedono di possedere la Certificazione
TEFL, ma dopo un investimento iniziale avrete un certificato permanente e
possibilità illimitate. Altri settori importanti ed affascinanti sono dati dall’Archeologia,
la Chimica e la Medicina, per i quali c’è una buona richiesta. Per quanto
riguarda il posto in cui dormire, potreste trovare ospitalità lavorando
provvisoriamente presso ristoranti o alberghi che possano offrirvi anche un
posto letto. Altra considerazione importante quella di scegliere un luogo dove
il costo della vita sia possibilmente basso. Ci sono paesi dove, per esempio
1500 euro mensili sono sufficienti per una vita dignitosa e altri, come per
esempio la Norvegia o l’Islanda dove non bastano affatto. Per cui, è
indispensabile tenere presente anche questo importantissimo parametro in
considerazione.
In Italia avviene la medesima
cosa con extracomunitari i quali nel cambio con la valuta del proprio paese
acquistano un valore aggiunto (plusvalenza).
SALVATORE CASTORINA
SALVATORE CASTORINA
martedì 14 febbraio 2017
NUOVE POLITICHE DEL LAVORO
La disoccupazione è un “male” che colpisce molti paesi al mondo. Ma, a
differenza dell’Italia altrove si sfruttano le idee, ma soprattutto si parte
dalle problematiche stesse per poterle tramutare in fattori positivi. Una sorta
di leva trainante che sviluppi l’intelletto umano al fine di poter realizzare
la risoluzione di un problema, gravissimo per il nostro Paese. Altrove, nel
mondo, hanno risolto in modo strutturale mediante l’impiego di nuovi
investimenti per creare importanti opere che consentissero l’utilizzo di nuova
manodopera da impiegare in modo continuo e costante. I provvedimenti tampone
adottati in Italia poco servono se non a prendere per i fondelli i cittadini
comunicando loro statistiche facilmente raggirabili. Il Jobs act dei famosi voucher
rappresenta l’apice di una società che non pensa alla dignità dei propri
cittadini lavoratori, bensì al loro sfruttamento e alla riduzione di dignità,
oltre all’ampliamento della forbice relativa alla povertà.
Adottare nuove politiche che siano di qualità. Perché la qualità nel
nostro paese viene sempre meno. E perché la qualità alla fine paga con la
quantità stabile di assunzioni. Assumere tanto per non serve a nessuno. E’ come
pagare l’affitto a saltare o a scaglioni. Impossibile. La rete consente di fare
paragoni con gli altri paesi. Di rendersi conto di ciò che avviene altrove. Investigare
in ambito lavorativo potrebbe essere anche una cosa positiva. Non occorre solo
guardare alle statistiche. Si sono importanti, ma non sono certo la soluzione.
E pensare che spesso si pagano centinaia di migliaia di euro l’anno per avere
dei “cervelli” come consulenti che non riescono poi a cavare un ragno dal buco.
Una soluzione che sia tale deve necessariamente prevedere azione. Il
movimento dell’intelletto. Lo sviluppo della fantasia.
Alla fine sono le cose ed i concetti semplici che pagano. Non occorre
cercare la complessità, poiché essa presenterà sempre delle notevoli falle che
difficilmente possono essere colmate se non con il buonsenso, ma soprattutto
con l’amore verso il proprio popolo, verso la propria nazione. Anche i
sindacati dovrebbero fare la propria parte. Inutile andare a sbandierare e fare
propaganda. Portino sul tavolo delle idee e lottino per le stesse se davvero
credono in ciò che fanno ed in ciò che pensano.
Questo il ruolo dei diversi soggetti che fanno parte della “catena del
lavoro”. Un po’ come una catena di montaggio. Tutto deve girare alla
perfezione. Accantoniamo, in ogni caso, il concetto dello “scaricabarile”. In
una società tutti sono soggetti, tutti sono attori e tutti devono collaborare
al fine comune.
SALVATORE CASTORINA
domenica 12 febbraio 2017
LA DISOCCUPAZIONE NEI PAESI EMERGENTI
Il tasso di disoccupazione per le
economie in via di sviluppo è sceso dal 7,1 per cento nel 2014 al 6,7 per cento
nel 2016. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, questi miglioramenti non sono
stati sufficienti ad eliminare il divario occupazionale emerso a seguito della
crisi finanziaria globale.
Inoltre, le prospettive di occupazione
sono state indebolite nei paesi emergenti, quali il Brasile, la Cina ed i paesi
produttori di petrolio.
“L’ambiente economico instabile
associato a flussi di capitali volatili, i mercati finanziari disfunzionali e
la carenza di domanda globale continuano a colpire le imprese e a scoraggiare
gli investimenti nonché la creazione di nuovi posti di lavoro”. Ad affermarlo
Raymond Torres, Direttore del Dipartimento di Ricerca ILO.
“Inoltre, i responsabili politici
hanno bisogno di concentrarsi maggiormente sul rafforzamento delle politiche
per l’occupazione e la lotta contro le disuguaglianze eccessive. Ci sono molte
prove che il mercato del lavoro ben progettato e le politiche sociali sono
indispensabili per favorire la crescita economica e la crisi di posti di lavoro,
e dopo quasi dieci anni dall'inizio della crisi globale, è urgente un
rafforzamento di tale appoggio politico”, conclude Torres.
Gli autori della Weso documentano
anche il fatto che la qualità del lavoro resta una sfida importante. Mentre vi
è stata una diminuzione dei tassi di povertà, il tasso di declino del numero di
lavoratori poveri in economie di sviluppo ha rallentato e l’occupazione
vulnerabile rappresenta ancora oggi oltre il 46 per cento dell’occupazione
totale a livello globale, che colpisce quasi 1,5 miliardi di persone.
Essa è particolarmente elevata
nei paesi emergenti ed in quelli in via di sviluppo, colpendo tra la metà e i
tre quarti della popolazione occupata in questi paesi, rispettivamente , con
picchi in Asia meridionale del 74% e l’Africa sub sahariana con il 70%.
Nel frattempo, il rapporto mostra
che l’occupazione informale, supera il 50% tra i paesi in via di sviluppo e
quelli emergenti. In un terzo di questi paesi colpisce oltre il 65% dei
lavoratori.
“La mancanza di posti di lavoro
dignitosi porta le persone a rivolgersi al lavoro di tipo interinale, che in
genere è caratterizzato da una bassa produttività, salari bassi e nessuna
protezione sociale. Tutto ciò deve cambiare. Occorre una risposta urgente
pronta a sfidare con forza la necessità di posti di lavoro. Un’agenda per lo
sviluppo che sia sostenibile può rappresentare la chiave di successo per le
Nazioni Unite”, conclude il Direttore Generale dell’ILO Guy Ryder.
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sabato 11 febbraio 2017
LAVORO: MANCA LA VOLONTA' POLITICA
Il lavoro in Italia presenta dei
dati disarmanti. Inoccupazione giovanile a livelli record. Sono oramai noti i
dati che caratterizzano la disoccupazione nel nostro paese. Guardando altrove,
fuori dai nostri confini, ahimè si riscontrano le medesime difficoltà anche in
paesi quali l’Australia, che ha circa il 22% di giovani disoccupati. Il
continente australiano è all'avanguardia in tema di lavoro e di occupazione, ma
nonostante tutto anche nel paese dei canguri si riscontrano simili
problematiche.
Ebbene, ci sono tante idee a
costo zero che potrebbero essere attuate con un minimo di buonsenso e di
volontà politica. In questo stesso blog ho lanciato l’idea di “OCCUPOLIS” che,
a mio avviso, tapperebbe diverse falle dal punto di vista non solo
occupazionale, ma relativamente anche ai tributi locali che subirebbero un calo
importante per intere famiglie italiane.
Ho intenzione di proporre tale
idea ai partiti politici, che chissà, magari potrebbero attuarla con degli
aggiustamenti che è opportuno effettuare, in quanto non sono un esperto
legislatore e, quindi, non so se si tratti di un’idea effettivamente attuabile
oppure una mera chimera.
Sta di fatto che, non confidando
molto negli attuali rappresentanti governativi ritengo pessimisticamente non
verrà neppure presa minimamente in considerazione. Troppi interessi di bottega,
troppo tempo perso andando incontro a provvedimenti inutili. Dibattiti sterili
e privi di significati.
Ma io mi chiedo. Davanti a tante
persone colte, elementi preparati, menti diaboliche, è mai possibile che
nessuno tra costoro riesca a tirare fuori qualcosa di buono per i poveri
giovani italiani, i quali vanno ad arricchire gli altri paesi europei e non?
E’ mai possibile che quando si
parla di tassare gli italiani sono tutti pronti a stilare fantomatiche
finanziarie, ad aumentare la burocrazia, e quando si parla del futuro dei
nostri figli nessuno se ne prenda cura?
E’ mai possibile che altrove la
disoccupazione è inferiore al 5% e da noi è quasi triplicata?
Io mi pongo queste e altre
domande. Per esempio mi chiedo cosa abbiano più di noi a livello intellettivo i
rappresentanti politici degli altri paesi del mondo. Cosa hanno di speciale che
noi non possiamo avere?
Allora trovo soltanto una
risposta. Loro hanno la volontà politica, la trasparenza, l’interesse comune
davanti agli interessi personali. Hanno un forte senso dello Stato, quale
figura rappresentativa delle necessità del popolo.
Allora mi pongo un’ultima
domanda. Da noi esiste la medesima cosa? Beh! La risposta è assolutamente
palese, e cioè NO.
lunedì 7 aprile 2014
AZIENDE CHE ABBANDONANO L'ITALIA
Prendo spunto dall’interessantissima
inchiesta condotta da un giornalista di LA7 de “La Gabbia” andata in onda ieri
sera e relativa ai finanziamenti che aziende italiane hanno ricevuto al fine di
portare le proprie attività all’estero. E’ davvero scandaloso che questo sia
avvenuto grazie ai fondi raccolti dalla Cassa Depositi e Prestiti. Fondi
che derivano dai risparmiatori italiani tramite i loro libretti postali.
Io non credo affatto che i nostri concittadini siano felici di contribuire
indirettamente alla esternalizzazione delle imprese sapendo che ci sono 9
milioni di disoccupati in Italia. Non credo affatto siano felici di contribuire
allo sfascio occupazionale creato da una classe dirigente e politica inetta.
Nello specifico queste aziende licenziano i propri lavoratori italiani per
assumerne altrettanti nel paese di destinazione. Questo perché costano meno riuscendo
ad abbattere notevolmente i costi di produzione. Ieri sera, non ho nascosto la
mia rabbia nel sentire ciò che avviene nel silenzio quasi totale della stampa. E
allora mi chiedo quante cose accadono a nostra insaputa??? Se non fosse per le
inchieste condotte da giornalisti efficienti (pochissimi a dire il vero) che
fanno emergere gli scandali parlamentari non saremmo mai a conoscenza di niente
che non possa farci incazzare. Altra affermazione choc! Ai dipendenti della
Micron (ingegneri altamente specializzati nella produzione di memorie
informatiche) è stato detto: “trasferitevi all’Estero”. E sapete chi ha
risposto loro in questo modo??? Il Ministro dello Sviluppo Economico.
Assurdo!!! La Micron ha proposto loro di trasferirsi negli USA, come se fosse
una passeggiata. Non vedo il motivo per cui questi lavoratori specializzati
(risorse importanti del nostro Paese) debbano trasferirsi in un altro luogo per
poter lavorare. Assurdo!!! Un’azienda, la Micron, che tra l’altro registra un
ottimo fatturato e che, quindi, gode di buona salute. Parliamo di oltre 400 dipendenti che lo Stato Italiano
dovrebbe tutelare e garantire. E invece risponde loro di andarsene, di portare
all’estero la propria competenza e la propria professionalità. Questo è il
governo di un uomo che promette promette promette e non mantiene. Un uomo che
fugge davanti alle domande scomode e che
ha come l’obiettivo di esternalizzare le aziende italiane? Forse questo modo di
operare è stato inserito nel Jobs act? Davanti a tutto questo si rimane semplicemente
sconcertati. Povera Italia e poveri italiani.
domenica 16 febbraio 2014
QUESITI
Ma dove sono le politiche del
lavoro? Ma dove sono i famosi provvedimenti che dovevano incrementare le nuove
assunzioni? La gente non ne può più. Signori la gente è stanca di sentirsi
dire: bla bla, bli bli. La gente necessita di fatti e non di chiacchiere “pre-elettorali”.
Il duo Renzusconi sta preparandosi per l’ennesima presa per i fondelli agli
italiani, che, puntualmente abboccheranno alle balle colossali. “Faremo questo,
faremo quello…”. Anche il signor Letta aveva promesso nuovi posti di lavoro per
i giovani. Ma questi posti dove sono? Di certo la disoccupazione galoppante
(oramai a livelli insostenibili) l’unica certezza che i giovani hanno. E allora
di cosa parliamo??? Questi pensano alle loro poltrone, ai calcoli di palazzo,
agli intrallazzi, ma agli italiani chi pensa??? Attenzione però che la colpa è
anche nostra. Dimostriamo ogni giorno di più di essere e permanere ingenui e
fessacchiotti. Invece di lottare per i nostri diritti, di far valere la nostra
sovranità siamo come pecore che attendono una guida forte. Abbiamo bisogno di
essere pilotati, guidati, soverchiati e sovrastati da coloro i quali a tutto
pensano, tranne che alle nostre necessità di normali cittadini di uno Stato da
60 milioni di anime. E allora la soluzione dove la si trova? La soluzione è la
democrazia diretta, quella dove finalmente i cittadini prendono pieno possesso
e controllo della “cosa” pubblica. Perché demandare agli altri ciò che un
popolo organizzato può fare? I tempi si evolvono e le necessità aumentano. Si
incrementa il bisogno di legalità, si ha fame di giustizia e di equità. Ma
soprattutto si ha fame e basta direbbe qualcuno. Guardiamoci intorno: suicidi
(la media di uno al giorno), furti di cibo operati anche da persone anziane (e
ti credo con 400 euro di pensione!). Gente apparentemente “ricca” che scava
nell’immondizia. Ma che Paese è questo? E della sanità? E dei diritti della
società? I diritti dell’uomo? Chi tutela la nostra dignità? Ma ve lo siete
chiesto o no? E allora vediamo, insieme, di rispondere a tutti questi
interrogativi. Facciamolo nel migliore dei modi, onde evitare ulteriori “massacri”
sociali. Una vera e propria mattanza alla quale i ricchi assistono
indifferenti, quasi soddisfatti, di ciò che si è creato intorno a loro.
Attenzione! Non si tratta di disfattismo, poiché sono certo che, in realtà, i
ricchi possano e debbono rappresentare una risorsa per noi italiani.
Convertiamo il loro modo di pensare e mettiamolo al servizio del Paese; al
servizio dei ceti medio-piccoli.
sabato 29 giugno 2013
FIGLI DI UN DIO MINORE
I provvedimenti a favore dei
giovani disoccupati contengono determinate caratteristiche “discriminanti”. Sei
diplomato? Non puoi usufruire dei vantaggi. Sei laureato? Ancora peggio. Hai a
carico persone? Bene. Non hai a carico nessuno? Nulla ti viene concesso. Ma la
discriminante maggiore, a mio avviso, riguarda l’aver tagliato fuori tutti
coloro che hanno dai trent’anni in su. Forse non si ha alcun diritto superati i
fatidici trenta o trentadue anni? Una discriminante che si estende anche a
tutti coloro i quali sentono il bisogno di fare impresa, (vedi il famoso
Prestito d’onore che tra l'altro non potrà più destinare fondi dall'anno in corso per la numerosa mole di domande) o a tutti coloro i quali intendono lavorare come liberi
professionisti. Hai delle buone idee ma meno di trentadue anni? Lo Stato ti
aiuta. Ne hai trentatré, quaranta o cinquanta, ma anche sessanta? Non va bene e
puoi anche schiattare. In parole povere non contano le idee, solo e soltanto l’età.
Vieni letteralmente ghettizzato; “l’apartheid” tra generazioni. In realtà non
si hanno pari diritti e pari doveri. A mio modesto avviso chiunque abbia: idee,
entusiasmo, combattività e determinazione, ma soprattutto tanta tanta voglia di
fare ha diritto ad avere delle agevolazioni al pari di altri. La
discriminazione riferita all’età riguarda quanto i disoccupati, quanto gli
aspiranti all’imprenditorialità. La bozza sul decreto “lavoro” (scritta
letteralmente con i piedi), è piena di sali e scendi da un comma all’altro.
Tutto scritto ad arte per confondere le idee ai lettori. Questo però è un
aspetto minore. Le cose che spaventano sono i contenuti. Ragionamenti assurdi
che non trovano attuazione nella realtà. Una rete di condizioni che trova
difficile riscontro nella vita quotidiana di chi cerca lavoro. Perché non
lasciare a tutti i disoccupati la possibilità di trovare lavoro,
indipendentemente dall’età? Il frutto dei ragionamenti politici è poi la
risultante esodati. Questi ultimi subiscono le direttive pubbliche trovandosi
poi a metà dell’ingranaggio che, naturalmente, si inceppa. Se applichi una o
più discriminanti senza riflettere bene su cosa vai a legiferare succede
questo. Una questione è dare la precedenza ad una categoria di disoccupati, un’altra
quella di estromettere completamente dai giochi chi non rispetta i requisiti
legati all’anagrafe e ad altre caratteristiche particolarmente meritorie.
Questa si chiama “apartheid”.
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domenica 16 giugno 2013
LA POESIA DEL LAVORO
La poesia del lavoro è l’arte
di saper comprendere come sia difficile trovare il giusto percorso compiendo il minimo sforzo. Nel lavoro spesso si intrecciano tanti stati d’animo
che dipendono molto dall’ambiente in cui si lavora. Se una collega ci è simpatica
risulta chiaro come si possa lavorare in un ambiente più sereno e vivibile.
Dall’altra parte, la collega, se si troverà davanti dei colleghi di lavoro
simpatici, intelligenti ed estroversi, avrà modo di poter lavorare in modo
tranquillo. Al contrario tutto apparirà più difficile. Verranno fuori tutti gli
aspetti negativi che non consentiranno di vivere in armonia il posto di lavoro.
Gli atteggiamenti servono quindi a creare “la poesia del lavoro”; ovvero
quelle condizioni che permettono al lavoratore di esternare con personalità le
caratteristiche che possiede, e che possono diventare una fonte inesauribile
per il successo di un’azienda. Il lavoro di gruppo, se da una parte, può
apparire complesso, dall’altra riesce a fondere al proprio interno le qualità
del singolo. Unendole insieme si costituisce il famoso team. Un percorso ben
fatto richiede il dosaggio di energie da distribuire nel corso del tragitto.
Stessa cosa dicasi nel lavoro. Il percorso è dato dall’obiettivo
stagionale. In un’azienda, di qualsiasi natura essa sia, vengono unite delle
qualità del personale indirizzandole verso un determinato obiettivo che può
essere di breve o lunga durata. Le individualità vengono messe a disposizione
del team che si guarderà bene dal
depauperare risorse non convogliandole verso il traguardo prefissato. Un lavoro
ben fatto è come una poesia che
viene composta con estrema naturalezza e disinvoltura. La naturalezza degli
atteggiamenti riveste, quindi un ruolo importante all’interno, sia di una
struttura produttiva, quanto in quella atta ad erogare servizi. Il raccordo tra
tutti questi elementi? Il quieto vivere. In effetti, un luogo di lavoro sereno
è come un’ambiente di natura familiare. Spesso, però, questa componente viene
tralasciata a discapito della stessa produttività, non tenendo in
considerazione il fatto che essa, in realtà, ne fa pienamente parte. I
selezionatori di personale, spesso, tralasciano questa componente, a mio avviso
sbagliando. Un team che funzioni, riassumendo, contiene senza dubbio al suo
interno la poesia del lavoro.
sabato 15 giugno 2013
LAVORARE IN GERMANIA
Se avete l’intenzione di trovare
lavoro in Germania e desiderate ottenere informazioni complete sul paese di
destinazione consultate il “CAM”: Agenzia federale per il lavoro. Esso offre
indicazioni complete circa il permesso di lavoro ed il permesso di soggiorno.
Contiene principi giuridici nonché pubblicazioni e link aggiuntivi. Offre un
primo orientamento suI controllo dell’immigrazione e fornisce informazioni
utili al fine di ottenere un permesso di lavoro per poter lavorare in Germania.
Sono disponibili, inoltre, informazioni dettagliate relative ai seguenti
settori:
- - Aiuto domestico per famiglie che necessitano di
cure;
- - Occupazione per artisti stranieri;
- - Lavori estivi per gli studenti;
- - Stage per studenti;
- - Consulenze legali per emigrati.
Il rilascio del permesso di
lavoro e/o permesso di soggiorno avviene per tutti i cittadini degli Stati
membri dell’Unione europea che ne facciano richiesta. Unica eccezione per i
membri degli stati UE Romania e Bulgaria ai quali si applicano disposizioni
transitorie alternative al permesso di lavoro.
I cittadini di altri paesi devono
lavorare per ottenere un permesso di soggiorno. Solitamente deve essere
approvato dall’Agenzia federale del lavoro. Solitamente interviene un’autorità
di immigrazione nazionale tedesca a compiere una missione diplomatica al fine
di mediarne l’approvazione. Esistono inoltre regole speciali per i cittadini
dei seguenti paesi: Australia, Israele, Giappone, Canada, Corea, Nuova Zelanda,
Stati Uniti. I membri di questi stati possono ottenere il permesso di soggiorno
necessario soltanto dopo che le autorità
competenti in materia di immigrazione tedesca abbiano rilasciato un’apposita
autorizzazione. Da annotare che essi possono lavorare soltanto dopo aver
ottenuto apposita autorizzazione e non prima che ciò avvenga. L’AE ed il CAM
sono gli uffici competenti per il rilascio dei permessi di lavoro per
lavoratori stranieri. Nei siti di loro pertinenza si possono trovare tutta una
serie di informazioni utili a trovare
datori di lavoro e lavoratori e tutto ciò che c’è da conoscere per la
presentazione delle domande. Altre informazioni generali su come vivere e
lavorare in Germania, riconoscimento delle qualifiche, opportunità di lavoro e
sicurezza sociale si possono trovare sulla piattaforma internet della International
Personnel Services CAM all’indirizzo: www.zav-auslandsvermittlung.de/deutschland
e sul portale EURES (European Employment Services all’indirizzo: http://ec.europa.eu/eures
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